il museo della civilta' contadina di pomaro - gallery Back - Indietro

Il piccolo Museo, ideato e voluto negli anni passati da Lorenzo Legnini, è stato da lui allestito presso l’Agriturismo Hostaria di Pomaro, esattamente nei locali acquisiti dal Comune di Roccamontepiano, recentemente restaurati, che hanno ospitato in passato uno dei frantoi più vecchi per la macinazione delle olive. L'opificio risale addirittura al 1833 e fu realizzato da Antonio Legnini. Alla sua morte, poi, il trappeto passò in eredità a due dei suoi cinque figli, Arcangelo e Lorenzo, con la motivazione che erano stati loro ad acquistarsi tali proprietà. Il frantoio era stato realizzato al piano terra di un edificio a due piani costituito da quattro membri o stanze. Si trattava di un opificio che aveva le stesse caratteristiche dei tanti altri della zona. [continua]

 
    Macine frantoio
Non essendoci nel paese pietre sufficientemente dure e resistenti, le macine venivano ricavate da quelle fatte arrivare con grande difficoltà dalla zona di S. Valentino e Caramanico.
Le macine venivano azionate in genere da un asino o da un mulo a cui si applicavano dei paraocchi perché non fossero distratti dal lavoro. Questo risultava particolarmente duro perché concentrato in un breve periodo. 
 
  Torchi per la macinazione delle olive  
Tali torchi metallici sostituivano nel vecchio trappeto di Pomaro il tradizionale travocco o trabocco o talfino, cioè un tronco enorme che serviva con il suo enorme peso a spremere quella pasta ottenuta dall’azione delle macine. Tale scelta costituisce una prova di quanto difficile fosse trovare in Roccamontepiano alberi di quercia.di tali dimensioni

Fiscolo o friscolo in fibra di cocco
Per estrarre l’olio dalla sansa venivano sistemati nel torchio l’uno sull’altro, tanti fiscoli o friscoli ripieni di pasta da olio. Ogni fiscolo era costituito da un doppio disco filtrante saldato ai margini e forato al centro, realizzato in fibra di cocco. Tale sistema presentava un difetto principale: la difficile pulizia dei fiscoli stessi con produzione di muffe che potevano dare all’olio un sapore sgradevole.
 
 
Basto per asini.
A sinistra del basto una pompa per dare il vetriolo alla vigna, a destra un mezzetto.
 
Trocca per pigiare l'uva 
Attrezzo indispensabile per pigiare l’uva.
I grappoli d’uva venivano messi in un sacco molto lungo. Questo veniva sistemato sul fondo della trocca e la sua apertura veniva legata ad un palo conficcato nel terreno. Un contadino, a piedi nudi e con i pantaloni corciati fino al ginocchio, saltellava sul sacco consentendo così la fuoriuscita del mosto che veniva raccolto e messo nelle botti. Alla fine, quando restavano soltanto acini e raspi, questi venivano passati al torchio per la successiva fase di spremitura.
Torchio o torciture per l'uva 
Dopo la fase di spremitura con i piedi nella trocca, gli acini e i raspi, tolti dal sacco, venivano messi nel torchio o torciture per la successiva fase di completa spremitura. Il torchio veniva azionato manualmente attraverso una leva metallica che, spinta da una parte all’altra, faceva scorrere un un ingranaggio lungo un asse comprimendo i residui solidi dei grappoli d’uva.
 
   Mezzetto
Misura di peso per cereali pari 20 kg
 
 
 
Chitarra per pasta in casa
Chiamato in dialetto lu carrature, esso costituiva un attrezzo indispensabile per la cucina contadina, quando non c’era alcuna possibiltà di comprare la pasta, come oggii. Essa si faceva in casa ammassando l’impasto e spianandolo con il tradizionale cannello. A questo punto si poteva tagliare con il coltello la pasta spianata ottenendo le sagne oppure la si poggiava sulla chitarra, ottenendo a pressione con il cannello i tradizionali maccheroni.  
 
  Setaccio  per passare la farina  e manire per attingere acqua da bere nella conca  
 
  Contenitore per grano
Il grano era la risorsa alimentare fondamentale per la famiglia contadina. Chi ne poteva disporre a sufficienza, non aveva problemi di sorta; aveva il pane e la pasta. Il grano veniva custodito pertanto con grande cura o in cassoni di legno o in grandi recipienti di canne o di vimini come questo. 
 
  Centrifuga manuale per miele
Un tempo, in assenza di centrifughe elettriche come ai nostri giorni, la smielatura avveniva con attrezzi come questo, azionato a mano. In esso si ponevano i telaini o melari e azionando una manovella si faceva ruotare velocemente il contenitore permettendo così al miele di uscire dai favi. 
 
  Scaldino, in dialetto scallaletto 
In assenza di impianto di termosifoni o di scaldini o materassi elettrici, come oggi, nelle case dei contadini si vinceva il freddo della notte riscaldando il letto con un braciere con carboni accesi da poggiare per alcuni minuti nel letto prima di andare a dormire.
Qualche temerario aveva il coraggio di mettersi a letto perfino a fianco del braciere a rischio non tanto di scottarsi, ma che prendesse fuoco il tutto. 
 
  Tizzone di Natale
Quello che restava del tizzone o tecchio, utilizzato per il fuoco di Natale, veniva posto sul tetto dell'abitazione e ad esso si attribuiva il potere magico di difendere la casa dalle avversità nel corso del nuovo anno.  
 
   
  Esposizione ovest 
Sulla parete ovest del museo sono ben visibili alcuni attrezzi importanti per la lavorazione del legno. Essi in genere venivano usati dai contadini senza ricorrere al lavoro dell’artigiano.
Si tratta di vecchie e rudimentali seghe usate per tagliare la legna da mettere al camino oppure per effettuare piccoli lavori di manutenzione nelle case coloniche oppure per realizzare argani per il pozzo.  
 
Esposizione sud
Sulla parete sud del museo sono esposti vari utensili indispensabili nelle cucine contadine dei secoli passati: dalla chitarra o carratore per preparare la pasta in casa alla tipica fersora per friggere i cibi.
Sono presenti, tra l’altro, diversi pettini per la tessitura nei tradizionali telai. 
 
  Esposizione nord
Sulla parete nord sono esposti diversi utensili per la coltura della vite come la tradizionale pompa per dare il vetriolo e una schiumarola con un lunghissimo manico usato nella preparazione del vino cotto.
Si può notare anche un telaio della tradizionale traie o traino usata per trasporti nel periodo invernale.
 
Esposizione ovest
Sulla parete ovest del museo trovano posto altri utensili di cucina tra i quali spicca un rudimentale passa pomodoro utilizzato in passato per ottenere la conserva di pomodoro.
Essendo piuttosto laboriosa la conservazione del succo di pomodoro in bottiglia, tutte le famiglie contadine ottenevano la conserva attraverso una lunga esposizione al sole del succo di pomodoro in appositi larghi e piatti contenitori di legno. Ogni tanto bisognava rimestare la pasta di pomodoro per favorirne la disidratazione finché raggiungeva la consistenza di una marmellata. A quel punto la conserva andava riposta in appositi vasetti di coccio.
 
   
Back - Indietro Updated version, 23.01.2010 18.18
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