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Macine frantoio
Non essendoci nel paese pietre sufficientemente
dure e resistenti, le macine venivano ricavate da quelle
fatte arrivare con grande difficoltà dalla zona di S.
Valentino e Caramanico.
Le macine venivano azionate in genere da un asino o da un
mulo a cui si applicavano dei paraocchi perché non fossero
distratti dal lavoro. Questo risultava particolarmente duro
perché concentrato in un breve periodo. |
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Torchi per la macinazione delle olive
Tali torchi metallici sostituivano nel
vecchio trappeto di Pomaro il tradizionale travocco o
trabocco o talfino, cioè un tronco enorme che serviva con il
suo enorme peso a spremere quella pasta ottenuta dall’azione
delle macine. Tale scelta costituisce una prova di quanto
difficile fosse trovare in Roccamontepiano alberi di
quercia.di tali dimensioni |
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Fiscolo o friscolo in fibra di
cocco
Per estrarre l’olio dalla sansa
venivano sistemati nel torchio l’uno sull’altro, tanti
fiscoli o friscoli ripieni di pasta da olio. Ogni fiscolo
era costituito da un doppio disco filtrante saldato ai
margini e forato al centro, realizzato in fibra di cocco.
Tale sistema presentava un difetto principale: la difficile
pulizia dei fiscoli stessi con produzione di muffe che
potevano dare all’olio un sapore sgradevole.
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Basto per asini.
A sinistra del basto una pompa per dare il
vetriolo alla vigna, a destra un mezzetto. |
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Trocca per pigiare l'uva
Attrezzo indispensabile per pigiare l’uva.
I grappoli d’uva venivano messi in un sacco molto lungo. Questo
veniva sistemato sul fondo della trocca e la sua apertura veniva
legata ad un palo conficcato nel terreno. Un contadino, a piedi
nudi e con i pantaloni corciati fino al ginocchio, saltellava
sul sacco consentendo così la fuoriuscita del mosto che veniva
raccolto e messo nelle botti. Alla fine, quando restavano
soltanto acini e raspi, questi venivano passati al torchio per
la successiva fase di spremitura. |
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Torchio o torciture per l'uva
Dopo la fase di spremitura con i piedi nella trocca, gli
acini e i raspi, tolti dal sacco, venivano messi nel torchio o
torciture per la successiva fase di completa spremitura.
Il torchio veniva azionato manualmente attraverso una leva
metallica che, spinta da una parte all’altra, faceva scorrere un un
ingranaggio lungo un asse comprimendo i residui solidi dei
grappoli d’uva. |
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• Mezzetto
Misura di peso per cereali pari 20 kg |
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Chitarra per pasta in
casa
Chiamato in dialetto lu carrature, esso
costituiva un attrezzo indispensabile per la cucina contadina,
quando non c’era alcuna possibiltà di comprare la pasta, come
oggii. Essa si faceva in casa ammassando l’impasto e spianandolo
con il tradizionale cannello. A questo punto si poteva tagliare
con il coltello la pasta spianata ottenendo le sagne oppure la
si poggiava sulla chitarra, ottenendo a pressione con il
cannello i tradizionali maccheroni. |
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Setaccio per passare la farina
e manire per attingere acqua da bere nella
conca
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Contenitore per grano
Il grano era la risorsa alimentare fondamentale per la famiglia
contadina. Chi ne poteva disporre a sufficienza, non aveva
problemi di sorta; aveva il pane e la pasta. Il grano veniva
custodito pertanto con grande cura o in cassoni di legno o in
grandi recipienti di canne o di vimini come questo. |
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Centrifuga manuale per miele
Un tempo, in assenza di centrifughe
elettriche come ai nostri giorni, la smielatura avveniva con
attrezzi come questo, azionato a mano. In esso si ponevano i
telaini o melari e azionando una manovella si faceva ruotare
velocemente il contenitore permettendo così al miele di uscire
dai favi. |
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Scaldino, in dialetto
scallaletto
In assenza di impianto di termosifoni o di scaldini o materassi
elettrici, come oggi, nelle case dei contadini si vinceva il
freddo della notte riscaldando il letto con un braciere con
carboni accesi da poggiare per alcuni minuti nel letto prima di
andare a dormire.
Qualche temerario aveva il coraggio di mettersi a letto perfino
a fianco del braciere a rischio non tanto di scottarsi, ma che
prendesse fuoco il tutto. |
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Tizzone di Natale
Quello che restava del tizzone o tecchio, utilizzato per il
fuoco di Natale, veniva posto sul tetto dell'abitazione e ad esso
si attribuiva il potere magico di difendere la casa dalle
avversità nel corso del nuovo anno. |
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Esposizione ovest
Sulla parete ovest del museo sono ben visibili alcuni attrezzi
importanti per la lavorazione del legno. Essi in genere venivano
usati dai contadini senza ricorrere al lavoro dell’artigiano.
Si tratta di vecchie e rudimentali seghe usate per tagliare la
legna da mettere al camino oppure per effettuare piccoli lavori
di manutenzione nelle case coloniche oppure per realizzare
argani per il pozzo. |
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Esposizione sud
Sulla parete sud del museo sono esposti vari utensili
indispensabili nelle cucine contadine dei secoli passati: dalla
chitarra o carratore per preparare la pasta in casa alla tipica
fersora per friggere i cibi.
Sono presenti, tra l’altro, diversi pettini per la tessitura nei
tradizionali telai. |
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Esposizione nord
Sulla parete nord sono esposti diversi
utensili per la coltura della vite come la tradizionale pompa
per dare il vetriolo e una schiumarola con un lunghissimo manico
usato nella preparazione del vino cotto.
Si può notare anche un telaio della tradizionale traie o traino
usata per trasporti nel periodo invernale. |
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Esposizione ovest
Sulla parete ovest del museo trovano posto altri
utensili di cucina tra i quali spicca un rudimentale passa
pomodoro utilizzato in passato per ottenere la conserva di
pomodoro.
Essendo piuttosto laboriosa la conservazione del succo di
pomodoro in bottiglia, tutte le famiglie contadine ottenevano la
conserva attraverso una lunga esposizione al sole del succo di
pomodoro in appositi larghi e piatti contenitori di legno. Ogni
tanto bisognava rimestare la pasta di pomodoro per favorirne la
disidratazione finché raggiungeva la consistenza di una
marmellata. A quel punto la conserva andava riposta in appositi
vasetti di coccio. |
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